giovedì 30 dicembre 2010

Trovare lavoro come blogger, redattore e web content (parte 3)

C'è annuncio e annuncio. Non tutte le testate hanno lo stesso grado di affidabilità, e non tutte offrono ai collaboratori le stesse condizioni.

Anzitutto, da brava genovese sto molto attenta alla distinzione tra chi paga e chi no. La maggior parte degli annunci recita "al momento non possiamo offrire una retribuzione, ma garantiamo la massima visibilità bla bla bla".

Traduzione di "al momento": per sempre. Traduzione di massima visibilità: quanti sono i lettori di quel sito? Lo hai mai trovato su Google News? Lo conoscevi prima di leggere l'annuncio? Datti le risposte e giudica tu stesso.

Attenzione anche agli annunci che offrono un pagamento dai proventi di Google AdSense. Se non siete Beppe Grillo o un redattore del Corriere.it, è molto difficile che AdSense (pochi centesimi di € a click) vi porti a guadagnare qualcosa di lontanamente simile a uno stipendio.

Il mio consiglio? Scegli con chi collaborare, e solo dopo pensa alle condizioni. Se sei appassionato di un sito o un blog, lo leggi ogni giorno e credi nel progetto al punto che lavoreresti gratis pur di farne parte... allora sei sull'ottima strada!

Il lavoro con gratuità (che è un concetto diverso dal lavorare gratis, che è sfruttamento) è un'ottima cosa, se visto nell'ottica del condividere insieme un progetto che in futuro potrebbe dare frutti. Un'altra strada da percorrere è il lavoro vero, quello gratificato con una contropartita in denaro: quanto vale il tuo impegno per il progetto? Un euro? Un euro e cinquanta? Cinque euro? Sta a te giudicare le condizioni proposte e scegliere se si addicono alle tue capacità e al tipo di lavoro che vuoi offrire.

(leggi anche la prima e la seconda parte)

mercoledì 29 dicembre 2010

Il mio 2010, i miei blog, la mia vita

Non sono un gadget. Non ho un QR Code sulla fronte perché un'app qualsiasi decifri l'algoritmo della mia identità. Tutto ciò che ho per definire me stessa è qui dentro. E neppure mi basta. Questo blog è il pezzo di legno (se ha un nome, lo ignoro) che tiene uniti all'estremità i fili della mia persona, e li tira e li allenta secondo il suo capriccio.

A 5 anni non mi accontentavo di parlare e giocare con il mio amico immaginario, come fanno molti bambini. Ho scritto la sua storia e quella della sua famiglia su un diario dalla copertina azzurra. Si chiamava Celeste, ma era un maschio. Già allora sapevo che ero destinata alla scrittura.

Negli anni ho tenuto diari e quaderni. Ho scritto racconti che nascondevano urla di dolore, pianti sussurrati e richieste di aiuto. Racconti che celvano la libertà che sognavo per me stessa.

Mi credevo sfigata perché passavo tante ore a scrivere, mi piaceva studiare e mi ponevo troppe domande su me stessa
. Lo faccio ancora adesso, ma ora so che va bene così. Mi credevo sfigata, e in quanto tale mi privavo del piacere di comprare vestiti, mangiare fuori, ridere di niente e leggere riviste. Ora vivo tutto questo e sono felice. Il vero sfigato è chi si priva della libertà di essere se stesso, quando al mondo ci sono così tante persone che vedono questa libertà portata via da mani altrui.

Ho aperto un blog, ne ho aperto un secondo. Giorno dopo giorno cerco di imparare a viverlo. Quando ho sentito di aver salito i primi gradini, ho scelto che il blog diventasse anche un lavoro. Giorno dopo giorno cerco di imparare le sfaccettature del quid che rende un blogger diverso da un giornalista. Qualche altro gradino, e ho sentito di aver capito qualcosa in più. Cercare su Google l'espressione creare un blog significa addentrarsi nel Seo, nell'imprenditoria, nel guadagno. Non creare un blog, quindi, ma creare un blog per guadagnarci sopra.

Quell'abc che ho imparato passo dopo passo ho voluto trasmetterlo agli altri. Dal diario con la copertina azzurra, la mia carta d'identità si è evoluta in una manciata di byte. Io bloggo.

Dalla d in poi, è tutto ancora un mistero.

martedì 28 dicembre 2010

Trovare lavoro come blogger, redattore e web content (parte 2)

Per illustrare la presenza sul web di annunci di lavoro da casa non basterebbero dieci post come questo. Al di là degli 'autorevoli' Vivastreet, Kijiji e Bakeca ci sono una moltitudine di siti che offrono servizi analoghi, e una moltitudine di testate o pseudo-tali alla ricerca di collaboratori.

I siti che abitualmente consulto per cercare offerte di collaborazione sono pochi. Anzitutto Jobrapido, una sorta di motore di ricerca per gli annunci di lavoro: permette di registrarsi a una Job Alert che invia alla tua mail ogni giorno tutti gli annunci relativi alle parole chiave che desideri ("blogger", "redattore" e così via).

Il blog di Simona Cremonini indica spesso annunci di lavoro nel settore della comunicazione. Molto interessanti anche Lavori creativi, Spot and web e Prima comunicazione.

Ottimi spunti arrivano infine dall'area Lavoro dei forum di Giorgio Taverniti e Html.it.

Se avete altri siti da segnalare e che non sono presenti in questo post, lasciate un commento. E' molto importante per chi desidera intraprendere questa strada e ha bisogno di una guida su come orientarsi.

(leggi anche la prima parte)

lunedì 27 dicembre 2010

Trovare lavoro come blogger, redattore e web content (parte 1)

Da un lato c'è il creare il proprio blog, gestirlo, aggiornarlo e perfezionarlo come una costante proiezione di sé. Dall'altro c'è trasformare questa passione in un lavoro.

Le due cose non vanno confuse. Creare il proprio blog personale con il solo intento di guadagnarci sopra significa snaturarne lo scopo: il blog è uno strumento in cui scegli di esprimere te stesso, la tua personalità, ciò in cui ti senti competente e che ti appassiona di più. Questo tirare fuori ciò che hai dentro deve essere il tuo obiettivo.

La scelta di lavorare come blogger è qualcosa di differente. La competenza su un certo argomento, l'abilità nella scrittura e la puntualità nel lavoro diventano qualcosa da dimostrare non solo a te stesso, ma a qualcuno che è disposto a stipulare un contratto con te e pagarti per farlo.

Lavorare come blogger impone anzitutto il conoscere i blog. Alcuni sono strutturati con vere e proprie redazioni, per esempio il network Blogosfere. Altri sono blog collettivi alla costante ricerca di collaboratori, come Sul Romanzo. Blog come il mio sono invece gestiti da una singola persona, e tali rimangono.

In secondo luogo, è importante capire su cosa si vuole guadagnare. Non è un buon segnale proporsi come articolista generico, a cui va bene scrivere sia di ricamo che di alta finanza. E' importante riflettere su quali sono gli argomenti in cui sei esperto al punto da convincere un potenziale datore di lavoro a volere proprio te nel suo staff.

venerdì 24 dicembre 2010

Elenco dei regali che faccio a me stessa per Natale

Aver ricominciato a suonare

Approfittare del blackout di Internet per dedicarmi di più a me stessa

Mangiare pandoro senza sentirmi in colpa

Anzi, se il 27 avrò preso un paio di chili sarà il coronamento perfetto della festa

Il libro bellissimo che ho appena iniziato (White oleander di Janet Fitch)

Un ultimo giro per mercatini la mattina della vigilia

Passare due mezze mattinate a Informagiovani come se nulla fosse cambiato

Tornare in chiesa dopo tanto tempo

Non cadere nel tranello di guardare per l'ennesima volta Una poltrona per due

Mandare gli auguri a ogni persona che ha reso speciale questo mio anno

Avere un pizzico di rancore in meno nei confronti della mamma

Progettare un giro ai baracconi, uno alla pista di pattinaggio e una pizzata con gli amici

Sempre che quel giorno non nevichi (di nuovo)

Pensare che a Capodanno passerò una serata giocosa & divanosa e che mi va bene così

Allontanare dalla testa almeno per qualche giorno tutto ciò che dovrò affrontare da Capodanno in poi

Sapere che non bisogna essere per forza consanguinei per sentirsi una famiglia

Aver comprato ogni singolo regalo con l'emozione di una bambina

Inclusi i miei guanti pseudo-rosa

giovedì 23 dicembre 2010

La custode di mia sorella - Jodi Picoult

Questo libro mi ha riportato indietro di qualche anno, a quando ho scritto la tesi. Quando credevo di sapere tutto e invece non sapevo niente. Ho capito che per credere davvero in qualcosa bisogna metterlo in discussione continuamente. Che per credere in qualcosa bisogna motivare: in che cosa credo? Perché ci credo?

Mi chiedo quante delle persone che hanno e/o non hanno votato al referendum del 2005 sapessero ciò che stavano facendo. Quanti di loro erano andati dietro agli slogan "La vita non si tocca" o "La ricerca non si tocca" e abbiano cercato di capire di cosa si stesse parlando. Quanti si sono arroccati dietro a ideologie che qualcuno ha preconfezionato per loro.

Mi chiedo - se la legge 40 non fosse quel pastrocchio che è, se in Italia le cose fossero diverse - quanti genitori di figli con leucemia sarebbero disposti a preconfezionare un figlio geneticamente perfetto, un donatore di cordone ombelicale, sangue, midollo ed eventualmente di un rene. Quanti sarebbero disposti a considerare quel figlio un 'intermediario' prima che una persona, un insieme di composti organici creati ad hoc per salvare un'altra vita. Quanti sarebbero disposti ad andare avanti così per tredici anni, entrando e uscendo dagli ospedali in cerca di una soluzione che non arriva.

Mi chiedo quanti di questi 'figli creati ad arte' avrebbero il coraggio di fare come Anna: denunciare i genitori pur di avere il controllo sul proprio corpo. Poter scegliere, almeno per una volta, se essere o no il donatore perfetto.

martedì 21 dicembre 2010

Crepes dolci e salate

Ingredienti (per 8 crepes)
50 gr farina
2 uova
1 bicchiere latte
olio qb
un pizzico di sale

Preparazione
Mescolare gli ingredienti fino a ottenere un composto omogeneo, e farlo riposare per un'ora.

Poi mettere tre cucchiai d'impasto in una padella antiaderente senza aggiungere olio. Lasciare almeno un minuto perché diventi compatto, poi rivoltarlo con una spatola.

Mettere il condimento (a piacere, dolce oppure salato) fino a ricoprire metà crepe, poi ripiegarvi sopra l'altra metà con la spatola e aiutandosi con una forchetta.

Rigirarla un altro paio di volte, finché entrambi i lati non hanno preso colore.

Ripetere la procedura con il resto dell'impasto, tre cucchiai alla volta.

lunedì 20 dicembre 2010

I giovani senza futuro... o no?

Su Repubblica di ieri ho letto un articolo di Benedetta Tobagi intitolato Autoritratto dei ventenni senza futuro: una serie di carte d'identità che spaziano dai 15 ai 30 anni, dal Piemonte alla Sicilia, con i denominatori comuni del precariato, dell'incazzatura contro il governo, dello "scappo perché qui non ho un futuro".

Renzo Piano a Vieni via con me ha detto che i giovani dovrebbero andarsene dall'Italia per la curiosità di viaggiare, e poi ritornare. Non è la fuga la soluzione. Ho 24 anni, una laurea triennale in tasca e una magistrale appena iniziata, un curriculum discontinuo e tanti progetti in tasca, e mi rifiuto di credere che la fuga sia una soluzione.

Mi rifiuto di crogiolarmi nella rabbia contro un governo che non ci capisce e un'opposizione che ci capisce ancora meno, quella rabbia che ha portato tanti ragazzi a lanciare sampietrini a destra e sinistra in coda a quella che è stata una manifestazione compatta e pacifica.

Mi rifiuto di dire che non ho un futuro. Io voglio un futuro e voglio costruirlo. Per ogni giovane che si dispera ce n'è un altro che sta costruendo il suo futuro: studia, si sbatte, diventa imprenditore. Non si arrende. Perché i media non danno mai spazio ai giovani che ce l'hanno fatta? Perché sanno solo parlare di (1) laureati precari (2) assenza di falegnami, idraulici e carpentieri? Come dire: fermatevi alla terza media e andate a fare i falegnami, che se studiate finirete incazzati neri su un tetto, poi in piazza a lanciare sampietrini rischiando l'arresto e (forse) il simil-Daspo, poi ancora all'estero perché in Italia non c'è speranza.

Io voglio studiare.

Voglio lavorare
.

Voglio lavorare nel settore per cui ho studiato
.

Voglio lavorare nella mia città
.

Voglio alzarmi la mattina contenta e orgogliosa perché faccio le cose che amo
.

Voglio il mio futuro
.

E me lo vengo a prendere.

venerdì 17 dicembre 2010

Non avrei mai creduto che...

Ho scritto un ebook che contiene nel titolo la parola blog-terapia. Mi rendo conto solo adesso che non ne avevo capito a fondo il significato. Definisco il blog uno strumento terapeutico, oltre che di lavoro e di visibilità, ma rifiutavo di viverlo in quest'ottica. Qualche giorno fa qualcosa è cambiato. In un momento di rabbia ho sputato fuori tutto ciò che provo nei confronti di quella parte di famiglia che per tutta la vita ha saputo (quasi) solo farmi del male. In un altro momento di rabbia ho parlato di cosa ancora frena il mio desiderio di trovare una casa.

Qualcosa è successo. Quasi un miracolo. Due sere fa, per la prima volta in vita mia, ho trovato il coraggio di dire a mia mamma che la sua malattia mi fa stare male. O meglio, glielo ha detto mio padre, perché io piangevo troppo per farlo. Internet a casa non funziona, e il pensiero di dover stare più tempo fuori per riuscire a lavorare mi devastava. Il senso di colpa che "provo da mò" (sempre parole di mio padre) perché non sono in casa per stendere, stirare, portare fuori il cane e chissà che altro. Mi sembra di non fare niente, invece "faccio fin troppo" (ancora parole di mio padre).

Non so e non voglio descrivere tutti gli attimi che hanno reso quella sera così importante. Non che ora la mia vita sia così cambiata. So che sobbalzerò ancora a ogni sua telefonata mentre sono via, so che ancora le risponderò male, so che ancora mi arrabbierò per i vestiti che compra o perché non legge abbastanza. So che mi sentirò ancora in colpa per ogni treno dopo che prenderò la sera, per ogni notte che passerò fuori, per ogni vacanza. Per ogni volta in cui non sarò io a portare fuori il cane. Ma almeno ora so che loro non vogliono che io mi senta così. Ed è un buon primo passo per guardare avanti.

Fino a qualche giorno fa avrei affidato questi sfoghi solo alla mia testa o al mio quaderno. Non avrei mai pensato di scriverli proprio qui, dove chiunque può leggermi, incluse quelle persone a cui la parte di me ancora vittima dei sensi di colpa non vorrebbe mostrarsi debole. Parlare della mia famiglia è qualcosa che non riesco a fare: un po' perché mi vergogno, un po' perché sono affari miei, un po' perché quando lo faccio assumo quel tono odioso della persona che vuole farsi compatire. Farlo qui è come un esercizio per imparare a parlarne. Capire qual è il modo giusto per parlarne, e dunque qual è il modo giusto per vivere. Farlo qui mi rende felice, svuotata, nuova. E' una sensazione che mi fa stare bene.

E' quasi Natale

Amo gli addobbi per le strade e gli abeti nelle piazze. Amo le canzoni a tema. Amo comprare i regali. Amo aprire i pacchetti e domandarmi cosa contengono. Amo addobbare la casa.

Natale però dovrebbe essere qualcosa di più: un certo bambino che è nato per salvarci. Ho una percezione altalenante di quel bambino. Forse perché lo immagino come un vecchio signore dalla barba bianca, che quando ho una piva mi mette una mano sulla testa per farmi calmare. Un neonato neanche ci arriva alla mia testa.

O forse sono troppo pragmatca. Mi piace l'aria romantica della festa, ma non il suo significato irrazionale. Quel bambino in fondo non è nato il 25 dicembre. Il giorno è stato scelto perché era la celebrazione del dio Mitra, e in epoca di conversioni di massa non si voleva creare confusioni di date agli ormai ex pagani. Secondo gli astronomi non c'è stato alcun passaggio di stelle comete in quello che per noi è l'anno zero, ma sei o sette anni prima.

Pensa te, otto anni di catechismo ed erano tutte bugie.

O forse no. Non ha poi così importanza festeggiare il suo compleanno il giorno sbagliato. L'importante è che sia nato. L'importante è come ha vissuto.

giovedì 16 dicembre 2010

Datemi un posto da chiamare casa

Quando sono a lezione mi rendo conto che c'è una buona fetta di miei colleghi-studenti che non vive più con i genitori. Quasi tutti miei coetanei, o anche meno. Vuoi per scelta, vuoi perché vengono da altre città, fatto sta che una buona parte di loro sta per conto proprio. Li guardo, li ascolto parlare, lì osservo arrivare ogni tanto con la valigia, e mi chiedo come lo hanno vissuto. Se anche loro hanno una nonna o una zia che, non appena sono venute a saperlo, hanno telefonato alla loro mamma fino a farla piangere, accusandola di non aver saputo educare una figlia che va chissà dove a fare chissà cosa con chissà chi. Se anche loro hanno una nonna o una zia vigliacche al punto che mai, mai, MAI hanno provato ad accusarle direttamente, a dirle le cose in faccia. Se anche loro hanno passato le settimane prima del trasloco sentendosi in colpa e pensando a quali storie inventare per indorare la realtà. Se anche per loro tornare a casa è ogni volta un incubo.
Ho pronunciato la parola 'trasloco' per la prima volta un anno e mezzo fa. Avevo ricevuto due promesse, una che mi garantiva una casa, l'altra che mi assicurava uno stipendio più o meno in grado di mantenerla. Due promesse che si sono infrante quasi subito. O meglio, la prima continua a esistere, ma non può realizzarsi per circostanze che non dipendono dai miei genitori. Fra qualche mese però, se tutto andrà come mi auguro, non dovrò più dipendere dalle promesse di nessuno. Potrò permettermi una stanza tutta per me. Ho già in testa la data del trasloco. Dovrei essere felice, e lo sono, ma al tempo stesso non faccio che pensare a quello che succederà. A quello che mia madre dovrà subire quando la faccenda sarà di dominio pubblico. Io che me ne vado senza essere sposata (!), senza essere laureata (!), a vivere con persone che la mia famiglia non conosce (!) o, peggio ancora, da sola (!). Scandalo e disonore che vomiteranno addosso a mia madre, lei che per tante ragioni quel Vaffanculo non lo può e non lo riesce a gridare. E io che neppure lo grido più per rispetto verso di lei che per rispetto di me stessa. Non mi tiro e non mi tirerò indietro nelle mie scelte, questo no. Ma ho paura. Ho paura di quello che potrebbe succedere. Ho paura di non riuscire as reggerne le conseguenze quando sarà il momento. Ho paura perché tutti faranno a gara per farmi sentire in colpa, e qualcuno vincerà. E non so come fare a buttare via questa paura.

mercoledì 15 dicembre 2010

Datemi un'edicola

Si può avere un rapporto di amore-odio con le riviste? A me succede spesso. Se mi venisse chiesto di scegliere un negozio qualsiasi, in cui passare 24 ore consecutive da sola, utilizzando a mio piacimento tutto ciò che contiene, non avrei dubbi: mi fionderei in un'edicola.

Negli ultimi 2 anni mi sono abituata a leggere almeno un quotidiano al giorno (o quasi). Sono un po' meno metodica con le riviste, perché il tempo è poco e i libri sono tanti.

Quando però intorno al 20 del mese vedo il nuovo numero di Glamour qualcosa mi scatta dentro. Non è certo per la pubblicità, anche se quando vedo le 2 pagine di H&M tiro un sospiro di sollievo, sembra che non riescano a reclamizzare nulla che costi numeri a due cifre. Non è certo per le interviste di moda, che interrogano una fashion qualcosa su Qual è il capo knitwear dell'inverno? (CHEEEEEEE????) o Hai un rituale beauty preparty? (COSAAAAAA????).

E' per i servizi di new business, davvero eccezionali. Start up, web 2.0, social media. Tutto ciò che sono e che vivo.

Amore... odio...

martedì 14 dicembre 2010

Berlusconi e la sfiducia: non mi vergogno di essere italiana

Elenco di alcune mie riflessioni dopo la triste giornata politica di oggi.

Penso che una vittoria per tre voti non è una vittoria.

Penso che tre donne che rinunciano a vivere in famiglia le ore prima del parto per qualcosa in cui credono siano un bell'esempio.

Penso che un cambio di bandiera improvviso si possa giustificare solo di fronte a una minaccia grave, solo di fronte alla paura.

Penso che chi compra voti con l'arma della minaccia e della paura merita solo pena.

Penso che il mio partito non era lì, e per oggi è stato meglio così.

Penso che alle prossime elezioni, che siano a marzo o fra tre anni, il mio partito ci sarà.

Penso che il Pd dovrà abbandonare l'ideologia del centro sinistra. Dovrà scegliere se essere di centro o essere di sinistra.

Penso che il Pd debba tenere a mente le parole di Corrado Guzzanti: il primo partito in Italia a fare le primarie, il primo partito al mondo a perderle.

Penso che Di Pietro non abbia nulla per cui colpevolizzarsi.

Penso che la violenza e gli insulti gratuiti non portano mai a niente.

Penso che i giovani dovrebbero manifestare in difesa di ciò in cui credono, e non contro a ciò in cui credono gli altri.

Penso che una vittoria non vale nulla, né per tre voti né per trecento, se la persona che li ottiene è malata.

Penso che quella persona sia malata da tempo, ma che lo neghi persino a se stesso.

Middlesex - Jeffrey Eugenides

Chirurgia correttiva. E' quell'intervento praticato sui bambini che nascono con gli organi sessuali confusi. Esiste una parola per definire questi bambini: intersessuali. Però confusi è decisamente più opportuna, quando a una mamma e a un papà tocca la responsabilità di una scelta che li condizionerà per tutta la vita. Scrolla di dosso un peso.

Spetta ai genitori scegliere che figlio o figlia vorrebbero. La prima volta che quel bambino o bambina scopre una delle più dolorose lezioni della vita - che buona parte di ciò che viviamo è (o rischia di essere) condizionato da scelte altrui - lo scopre in quella che è la più ingiusta delle situazioni. Qualcun altro deve scegliere per loro l'identità.

Questo non accade a Cal, perché il medico che lo ha aiutato a nascere era troppo vecchio per notarlo. Cresce come Calliope fino a 14 anni, fino a che il ciclo mestruale non arriva e la sua migliore amica è qualcosa di diverso.

Questo è Middlesex. Una saga familiare che parte da Smirne e raggiunge gli Stati Uniti con una lunga traversata in mare. Che attraversa una guerra mondiale, la segregazione razziale, la crisi economica e la rinascita. La storia di un uomo che è anche un po' donna, ma al tempo stesso trascende i generi fino a essere solo Cal.

Perché è questo che in fondo siamo tutti noi. Incasellati dalla vita in generi, geografie e professioni, alla fine non siamo altro che pura identità.

lunedì 13 dicembre 2010

Oggi vuoto il sacco

Un pomeriggio stavo studiando a casa della nonna con il quaderno di religione appoggiato sulle ginocchia, circondata dalle mie zie, tutte affaccendate. Stavo ricopiando, uno dopo l'altro, i peccati capitali e, angosciata dalle tante varianti del male, chiesi alle zie se potevano citarmi le virtù capitali. Nessuna seppe rispondermi. Ecco una perfetta sintesi del loro essere, pensai: conoscono a menadito tutti i peccati e nemmeno una virtù.
(da "Antigua, vita mia" di Marcela Serrano)

Oggi non ho voglia di niente, solo di scrivere e di studiare. Ho qualcosa che mi rode dentro e non vuole saperne di andare via. E' che sono stufa marcia di mille personalità. Vorrei averne una sola, e che per gli altri fosse prendere o lasciare. Vorrei non dare così importanza al fatto che la famiglia se ne frega di me. E' il fatto che io gli do tutta questa importanza a fare sì che la giornata sia già iniziata storta. Sto così bene a Genova, a Camogli o ovunque mi trovo perché la percepisco come una dimensione irreale, dove loro non esistono. Per questo al primo squillo di telefono cambio totalmente espressione. Mi piacciono i blog perché è una dimensione in cui loro non arrivano. Se ne fregano di me al punto che non lo vanno nemmeno a cercare. Avrebbero su un piatto d'argento materiale in abbondanza per criticarmi: in primis il fatto che scrivo articoli su donne nude e calendari. Poi le cazzate intimiste di questo blog (o almeno loro le giudicherebbero così). E invece se ne fregano al punto di andare su Internet a cercare i cazzi di tutta Isola su Facebook tranne i miei. Se ne fregano al punto che neanche un cane mi ha chiesto se ho finito servizio civile, come mi sento, se resterò in contatto con qualcuno, se sono contenta dell'esperienza, cosa penso di fare ora. Una cazzata qualunque sull'argomento mi sarebbe bastata. E invece niente di niente. O meglio: l'unica persona che me lo ha chiesto mi ha fatto una mezza scenata - per di più davanti a mio padre, che credo abbia taciuto per non partire con una serie di Vaffanculo in mezzo a un pranzo di nozze - quando gli ho detto di aver presentato domanda per un bando che, se avrò la fortuna di passare le selezioni, mi potrebbe far tornare lì per un altro anno. Mi ha detto che va bene se voglio diventare funzionaria comunale, ma che è comunque uno spreco dato che l'Ansa presto cercherà collaboratori, anche se non pagati e con scarse possibilità di assunzione, dato che c'è il blocco del turnover. Ma è l'Ansa.

L'unica cosa importante per loro è (1) che vado all'università, frequento le lezioni seduta in prima fila e prendo almeno tutti 30 (2) che la smetto di raccontare balle su dove/come/con chi passo i miei fine settimana ("Sì, ve lo dice lei che sono le amiche...") (3) che vado a Messa tutte le domeniche. E io, cogliona stratosferica, dopo questa ennesima scenata ho pianto un pomeriggio intero fino a farmi venire la febbre.

Ieri sono stata in un atelier a Camogli. Un'artista ceh si è fatta dare delle vecchie finestre per dipingere panorami immaginari sui vetri. Sono uscita con le lacrime agli occhi. Mi sono chiesta se anche lei ha una mamma, una nonna, una zia. Mi sono chiesta se hanno mai visto i suoi quadri, se le hanno mai detto che è brava. Se le hanno mai detto di seguire la sua arte e continuare così. O se invece l'hanno saputa solo ignorare e criticare, ma lei è andata avanti testarda, trovando sul suo cammino amici che l'hanno amata così com'è. E che le hanno detto che è brava.

Una volta ho preso 29 a un esame. Non ricordo se qualcuno mi ha detto che ero brava. Ma ricordo bene chi tutta allarmata mi chiese come mai era solo un 29. Ci soffro ancora adesso, che sono passati anni. E' questo dolore che mi impedisce di essere libera.

Tre cose per cui sono portata

(1) L'amore. In tutte le sue forme, non solo nel significato primario e spesso scontato del termine. In questo anno ho imparato ad amare di più me stessa, a dare ascolto a ciò che realmente desidero, a mettermi di più in gioco. Ho imparato ad amare di più gli altri, grazie ad alcuni specialissimi legami che ho maturato e fatto crescere nel corso dei mesi. Faccio ancora un po' di fatica ad amare chi dimostra di non capirmi e non volermi capire... ma non si può essere perfetti, giusto?

(2) I blog. Tutti i giorni scrivo su almeno un blog. Che sia qui, su Blogosfere o su Sul Romanzo, è un'oasi di pace in cui riesco a tirare fuori me stessa. Se un editore così importante ha voluto pubblicare i miei pensieri sull'argomento, significa che alcune mie paure sono ingiustificate. A volte penso che la mia identità non venga fuori come vorrei. Penso di essere troppe persone in una, e di non riuscire a farmi capire. Poi mi accorgo che in pochi mesi, complice la pressante scadenza dell'editore, sono riuscita a trasformare la mia passione in qualcosa di tangibile. Un bel passo avanti.

(3) Le torte. Non avrei mai creduto che un fornetto elettrico da 15 € potesse darmi tante soddisfazioni. Ormai quando mangio un dolce preconfezionato sento che manca qualcosa, quel tocco di casa e di mani umane che lo rendono qualcosa di unico. L'unico difetto delle mie torte è che sono esteticamente mediocri, quindi non proprio da pasticceria!

(continua da Tre cose per cui non sono portata)

venerdì 10 dicembre 2010

Perle di saggezza dalla lezione di oggi

Oggi a lezione abbiamo incontrato Federico Crespi, titolare della maggiore agenzia di comunicazione del Ponente ligure.

Questo è (per dirla alla Fazio) l'elenco di com'è andata.

1) Lavorare nella comunicazione non è solo gestire gli affari del cliente, ma aiutarlo a crescere.

2) La facoltà di scienze della comunicazione in Italia sono troppe e tendono solo a produrre disoccupati (n.b. da laureata in scienze della comunicazione concordo in pieno. L'università purtroppo non insegna ai ragazzi che il lavoro bisogna crearselo, che bisogna crederci, che non è scaldare una sedia - sempre la stessa per 40 anni magari, che rende degno quel titolo di studio).

3) Il consumatore non si raggiunge con la pubblicità tradizionale, ma attraverso diversi messaggi che si trasmettono su diversi mezzi.

4) Le fan page di Facebook sono un efficace esempio per distinguere un'azienda che sa comunicare bene da una che sa comunicare e basta.

5) Il prodotto è il primo mezzo di comunicazione.

6) Chi vuole lavorare nella comunicazione deve studiare sempre. Rimanere indietro significa essere fuori. E' fondamentale formarsi professionalmente a prescindere dal proprio lavoro.

7) Voi ragazzi lavorerete un anno di qua, tre mesi di là, tre anni di là, starete sei mesi senza lavorare, poi cambierete città per un anno, poi tornerete. Questa è la realtà, ed è fondamentale che sia così per la vostra crescita.

8) La situazione migliore è quella in cui il lavoro diventa il proprio hobby.

Io bloggo - Le statistiche di Blogger (2)

Consultare quotidianamente le statistiche del tuo blog ti può essere utile per definire sempre meglio il tuo argomento.

Il feedback principale è sempre dato dai commenti che ricevi, ma non sempre accade che i lettori abbiano il tempo o la voglia di fare il login e lasciarti la loro opinione.

Le statistiche in questo senso ti permettono di capire quali sono i post più letti, e dunque su quali aspetti del tuo argomento specializzarti per avere sempre più lettori.

Sul mio ebook Io Bloggo trovi ulteriori consigli per la scelta dell'argomento più efficace per esprimere la tua personalità sui blog. Il primo capitolo è gratuito! Cosa aspetti?

giovedì 9 dicembre 2010

Io bloggo - le statistiche di Blogger (1)

Nel mio ebook Io Bloggo avrebbe dovuto occupare uno spazio rilevante la compresione delle statistiche, quella componente del blog che permette di capire quanti visitatori si hanno e quali sono gli argomenti più cliccati. Purtroppo Blogger ha introdotto questa funzionalità proprio mentre l'ebook andava in stampa, e non ho potuto dedicarvi alcuno spazio.

Vedrò di rimediare in una serie di post qui di seguito.

Per accedere all'area Statistiche bisogna fare il login su Blogger e cliccare sull'omonima voce nel menu (l'ultima nell'elenco).

Le opzioni a cui si può accedere sono moltissime:
(1) il numero di visitatori del blog
(2) i post più visitati (messi in un elenco in ordine decrescente)
(3) l'origine del traffico (ossia se i lettori sono arrivati al tuo blog da Google, da Facebook, da un altro blog e così via)
(4) ulteriori dati sui lettori (quale browser usano, quale sistema operativo, in quale nazione vivono)

Queste opzioni si possono a loro volta raggruppare dal punto di vista temporale: adesso (ossia monitorare i dati di cui sopra in tempo reale), oggi (il giorno corrente), settimana (la settimana corrente), mese (il mese corrente) e sempre (da quando il blog è stato creato).

martedì 7 dicembre 2010

Facebook e il nuovo profilo

Ma gli sviluppatori di Facebook non vanno mai in ferie? Da quando ho attivato il mio profilo sul social network più popoloso d'Italia (ormai più di due anni orzono), ho perso il conto di quante volte il mio profilo e la mia home page abbiano subito radicali trasformazioni di impaginazione.

Questo ennesimo cambiamento arriva purtroppo a poche settimane dalla pubblicazione del mio ebook Io Bloggo, che spiega come crearsi un profilo su Facebook con le vecchie impostazioni.

Tuttavia le caratteristiche di base sono rimaste le stesse: il profilo nuovo presenta solo un cambiamento nell'impaginazione e l'aggiunta di alcune categorie, come Sport praticati, lingue parlate e persone che ti ispirano.

lunedì 6 dicembre 2010

Io Bloggo sul blog di Bruno Editore

E' stato pubblicato oggi sul blog di Bruno Editore un articolo che ho scritto per promuovere il mio ebook Io Bloggo.

Lo potete trovare a questo link.

Fra pochi giorni alcuni nuovi consigli su come esprimere al meglio la vostra personalità online!

Tre cose per cui non sono portata

(1) I matrimoni. Sabato ero invitata a un matrimonio (sì, lo giuro, un matrimonio a dicembre!). Ho pensato a come avrei potuto sentirmi nei panni della sposa e mi sono sentita male :-) Quei mesi di preparativi, dover per forza scegliere invitati, vestito, scarpe, bomboniere, pettinatura, pranzo, rinfresco, torta, antipasto, partecipazioni, data, ristorante. Quel dover passare una giornata con indosso scarpe scomodissime, a girare fra i tavoli, stringere mani, dare baci e sorridere a tutti. Quando di almeno 2/3 degli invitati non ti importa niente, sono solo consanguinei (o consanguinei di consanguinei) che tua madre o chi per essa ti ha costretta a invitare.

(2) Le rimpatriate famigliari. Essere consanguinei non vuol dire pensarla allo stesso modo. Non vedere una persona per mesi e poi dover preparare la risposta ai vari Allora, come va il lavoro? sapendo che in fondo non importa a (quasi) nessuno di loro, troppo presi dall'occultarsi a vicenda i miei due anni lontana dal Sacro Mondo Accademico. Parlare del mio (spero) futuro lavorativo e sentirmi dire per l'ennesima volta che farmi sfruttare all'Ansa sarebbe più utile per la mia formazione, piuttosto che (cito testualmente) sprecare il mio tempo.

(3) La vita universitaria. Non sono il tipo da seguire a ruota tutte le lezioni, arrivare a casa la sera e mettersi a studiare, supplicare questo o quel prof per un preappello e così via. Anzi, trovo che chi vive l'università come una prosecuzione del liceo abbia ben poco da fare nella sua vita. Questo semestre ho seguito un solo corso sui due che avevo inserito nel piano di studi, e ogni volta che il lavoro mi ha chiamata a sé ho saltato lezione. Anche lunedì la salterò, come l'ho saltata venerdì. Quello che sono chiamata a fare è molto, troppo più importante.

Giornate come quella di sabato mi ricordano dove sono arrivata, quanta fatica ho fatto per arrivarci. Mi fanno pensare che non tutti possono capirlo o accettarlo, e che devo farmene una ragione. E' un problema loro, non mio.

venerdì 3 dicembre 2010

Plum cake bigusto

Ingredienti
- 250 gr farina
- 250 gr zucchero
- 1 bustina lievito per dolci
- 100 ml olio
- 150 ml latte
- 2 uova
- 50 gr cacao amaro

Preparazione
Mettere in una terrina la farina, lo zucchero, il lievito, l'olio, il latte e le uova. Mescolare con un cucchiaio o le fruste elettriche.

Versare metà dell'impasto nella teglia (coperta dalla carta da forno) e lasciare nella terrina l'altra metà.

Versare il cacao amaro nell'impasto rimanente e mescolare ancora. Mettere l'impasto nella teglia.

Infornare a 180° per almeno 45 minuti.

mercoledì 1 dicembre 2010

Ai miei amici


E un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia.
E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
E' la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.

(da Il profeta, Kahlil Gibran)

Sul Romanzo si rinnova!

Si chiude una porta, se ne apre un'altra. Ieri ho terminato servizio civile, di sicuro l'anno più intenso e meraviglioso della mia vita. Oggi uno dei progetti a cui sono legata prende nuova forma: Sul Romanzo parte con un nuovo sito, una nuova grafica e nuovi progetti.

I progetti sono ambiziosi, come annunciato da Morgan appena due giorni fa in un post: al blog e alla webzine si aggiunge un'agenzia letteraria, pronta a dare spazio ad autori esordienti.

In attesa di conoscere le novità più salienti, ecco il mio ultimo articolo pubblicato da Sul Romanzo.